cuore e mente

“Puoi avere il pensiero più positivo del mondo. Ma se il tuo sistema nervoso vive in modalità sopravvivenza, sarà il corpo a parlare più forte della mente.”

Per molti anni la psicologia divulgativa ha trasmesso un messaggio potente, ma direi incompleto: cambia i tuoi pensieri e cambierai la tua vita.
Oggi sappiamo che la realtà è molto più complessa.

Le neuroscienze e la ricerca sul trauma convergono sempre più su una stessa conclusione: la mente non lavora mai separata dal corpo.
Pensieri, emozioni, fisiologia e relazioni costituiscono un unico sistema dinamico.

Porges (2011), ha dimostrato come il nostro sistema nervoso autonomo valuti continuamente se siamo al sicuro oppure in pericolo attraverso un processo inconscio che definisce neurocezione. Prima ancora di pensare, il nostro organismo decide se possiamo aprirci, collaborare, imparare o se, al contrario, dobbiamo attaccare, fuggire o congelarci.

È il corpo che prepara la mente, non il contrario.

Van der Kolk (2014), descrive come il trauma e lo stress cronico vengano registrati anzitutto nella memoria corporea.

Siegel (1999) parla di integrazione come fondamento della salute mentale: cervello, corpo e relazioni funzionano come un unico ecosistema.

Questa prospettiva dialoga profondamente anche con il pensiero sistemico-relazionale.
Bateson (1972) ci ricorda che la mente non è contenuta nel cervello, ma emerge dall’interazione tra organismo, relazioni e ambiente. Minuchin (1974) evidenzia come il sintomo sia spesso il linguaggio con cui il sistema familiare comunica attraverso il corpo ciò che le parole non riescono ad esprimere.

Ed è proprio qui, nella mia esperienza clinica e organizzativa, che incontro uno dei passaggi più importanti.
Molte persone arrivano dicendo:
“So perfettamente cosa dovrei fare.”
Ma sapere non significa ancora poter fare.
Prima di ogni cambiamento serve ritrovare uno “stato interno” di sicurezza.

È lo stesso principio che Robert Dilts ha sviluppato in MindsetMaps® con il Coach-State, che Mindsetmaps Italy ha approfondito e adattato identificandolo come Stato di CARiCA. Prima di qualsiasi performance o decisione, occorre ritrovare il proprio baricentro: quello stato psicofisico di presenza, equilibrio e centratura nel quale mente, corpo ed emozioni lavorano nella stessa direzione. Solo da lì diventano realmente accessibili le risorse personali, la creatività, la flessibilità cognitiva e la capacità di generare nuove possibilità.

È un cambio di paradigma.
“In quale stato interno mi trovo mentre penso?”

Ecco che respirazione, regolazione emotiva, mindfulness, ipnosi clinica, visualizzazioni non rappresentano semplici strumenti di benessere. Sono modalità attraverso cui il sistema nervoso può uscire dalla sopravvivenza e ritrovare quella sicurezza necessaria affinché il cervello torni ad apprendere, scegliere e creare.

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