La riunione è andata male. Il collega non ha fatto la sua parte. Il progetto è partito senza le risorse che avevamo “in mente”.

Le ragioni ci sono. A volte sono tutte vere. Eppure resta una domanda: adesso, come giochiamo “questa palla”?

Julio Velasco la mette al centro con una frase potente:
«Gli schiacciatori non parlano dell’alzata. La risolvono». (gazzetta.it⁠)

In queste parole leggo molto del suo mindset: lo sguardo sulla realtà, l’assunzione di responsabilità, la ricerca della risposta possibile. La capacità di riportare l’attenzione nel punto in cui possiamo ancora incidere.

La palla è già in aria. Il tempo per intervenire è adesso.

Possiamo aver ragione sulla sua imperfezione e perdere comunque l’occasione di giocarla. È questo il passaggio che mi colpisce: quanto ci costa restare concentrati su ciò che sarebbe dovuto accadere, mentre qualcosa ci chiede di agire?

Velasco ci invita a incontrare la realtà. A leggere la traiettoria, adattare il gesto, mettere le competenze al servizio di una soluzione. In questa prospettiva, la responsabilità diventa una possibilità concreta di influire su ciò che accadrà.


Nel lavoro, questo atteggiamento prende forma quando un professionista porta una proposta insieme al problema. Quando un leader domanda «quale margine abbiamo?». Quando un team usa l’errore per correggere il proprio modo di collaborare.

E la squadra conta. Chi allena ha la responsabilità di migliorare anche la qualità delle alzate: ascoltare le difficoltà ricorrenti, chiarire i ruoli, distribuire i carichi. La capacità del singolo di risolvere deve accompagnarsi alla capacità del sistema di imparare.

È in questo spazio che colloco il valore del coaching MindsetMaps, sviluppato da Robert Dilts e Mickey Feher: un percorso che integra la mappatura del mindset con il lavoro di sviluppo di persone e team.

Perché sotto una risposta abituale possono esserci convinzioni che restringono le possibilità: “senza condizioni perfette non posso”, “devo fare tutto io”, “se chiedo aiuto perdo autorevolezza”.

Riconoscerle permette di esplorare alternative e allenarle sul campo: delegare, affrontare un confronto rimandato, negoziare risorse, scegliere una priorità. Collegando ogni passo a obiettivi professionali chiari e a risultati verificabili.

Come psicologa del lavoro, psicoterapeuta e coach, credo che un obiettivo di alto livello chieda anche la disponibilità a mettere in discussione il modo con cui proviamo a raggiungerlo.

La lezione di Velasco ci raggiunge proprio qui: nel momento in cui smettiamo di aspettare e iniziamo a cercare la nostra risposta migliore.

Quale “alzata imperfetta” stai aspettando che qualcuno corregga? E quale mossa puoi allenare, da oggi, per giocarla meglio?