C’è una storia che amo particolarmente
e che in realtà è accaduta davvero.
Henry Ford, il grande pioniere dell’automobile, si trovò un giorno davanti a un problema enorme: nella sua fabbrica “River Rouge” un gigantesco generatore si era guastato. I suoi migliori ingegneri provarono e riprovarono, ma niente da fare. La produzione era ferma, le perdite enormi.
Fu allora che chiamò Charles Proteus Steinmetz (1865-1923), un piccolo uomo curvo, fisicamente fragile ma mentalmente gigante (Amico di Einstein, Tesla, Edison; definito poi “uno dei più brillanti ingegneri elettrici dell’epoca”)
Steinmetz chiese solo tre cose: un quaderno, una matita e un lettino da campeggio. Rimase due giorni e due notti ad ascoltare, osservare, annotare calcoli. Alla fine chiese un pezzo di gesso, salì sul generatore e segnò una piccola “X” su un punto preciso
«Togliete questa piastra, svolgete 16 giri della bobina qui» disse.
Gli ingegneri seguirono le istruzioni. Il generatore tornò a funzionare.
Qualche giorno dopo, Ford ricevette una fattura di 10.000 dollari.
Sorpreso, chiese il dettaglio.
La risposta di Steinmetz fu semplice:
• Segno di gesso: 1 dollaro
• Sapere dove segnare: 9.999 dollari
Ford pagò senza discutere.
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Questa storia ci insegna che la differenza non sta nel fare di più, ma nel sapere dove agire. Non si tratta di quantità di azioni, ma di qualità della direzione.
Ed è proprio ciò che accade nei percorsi di MMI Coaching – modello sviluppato da Robert Dilts e Mickey Feher e diffuso in Italia da MindsetMaps Italy, Massimiliano Tavolacci e Vivilla Zampini – “non aggiungere ma aiutare le persone a trovare il loro punto X”
Con il metodo MindsetMaps accompagnamo persone e team a:
1. Rendere visibili schemi e convinzioni nascoste che guidano i comportamenti
2. Riallacciare valori, risorse e obiettivi, creando coerenza
3. Individuare il punto chiave da cui ripartire, liberando energia ed efficacia
È il passaggio da un approccio dispersivo ad uno generativo.
Perché spesso non serve cambiare tutto: basta sapere dove mettere la “X”. Questa la differenza che fa la differenza!
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Come ci ricorda Edgar Morin (1990, Introduzione al pensiero complesso), la vera conoscenza non nasce dall’accumulo di dati, ma dalla capacità di connettere ciò che è disgiunto pur essendo nel caos della complessità.
Io credo che ognuno di noi, in certi momenti della vita e del lavoro, abbia bisogno di ritrovare la propria “X”: il punto da cui far ripartire il generatore delle proprie energie, del proprio scopo e della propria visione.
E la domanda che mi porto dentro – e che ti lascio – è questa:
Qual è oggi la tua “X”?
Quel punto preciso che, se trovato, potrebbe rimettere in moto tutta la tua energia per farti avanzare con nuova forza?
